Misure di volatilità nel mercato del forex

Misure di volatilità nel mercato del forex

Misure di volatilità nel mercato del forex

di 1 settembre 2016 0 commenti

Il concetto di volatilità è una costante che caratterizza quasi tutti i cicli relativi ai tassi di cambio delle valute. Per volatilità – in linee generali – si intende quella propensione di un ciclo nell’invertire, ossia “modificare” il proprio andamento nel tempo. Tale caratteristica del ciclo è fondamentale in fase di valutazione pre-contrattazione: investire nel mercato forex con valute caratterizzate da cicli notevolmente “volatili” (con frequenti cambi di direzione) non è certo una buona mossa.

Pertanto esistono una serie di indicatori capaci di misurare – nel breve periodo – il grado di volatilità di un ciclo; sottolineo breve periodo poichè la volatilità è una caratteristica molto influenzata dai diversi periodi del mercato, quindi osservare le misure di volatilità nel lungo periodo non è rilevante ai fini di un investimento: investire oggi in una valuta osservando la volatilità dei tassi di cambio registrata l’anno scorso non porta sicuramente risultati matematicamente coerenti.

Quindi per una giusta analisi della volatilità è necessario ricordare due punti fondamentali:

  • gli indicatori della volatilità (e gli indicatori in generale aggiungerei) non sono indicatori “anticipatori”. Spesso si incorre nell’errore di pensare che un indicatore anticipi il ciclo (si muove prima e nella stessa direzione): a mio avviso questa potrebbe essere chiamata magia! Sinteticamente, in un’analisi, si cerca di osservare la reazione di un indicatore nei confronti di un mutamento del ciclo e valutare se tale reazione è costante nel tempo; in questo modo appena osservo un andamento simile dell’indicatore posso percepire, con una certa probabilità di errore, lo spostamento prossimo del ciclo analizzato.
  • osservare l’indicatore della volatilità nel tempo e seguire la regola appena citata ma attenzione… spesso occorre confrontare più indicatori che combinati tra loro ci aiutano a compiere in maniera corretta l’analisi.

In questo articolo parleremo dei tre più famosi indicatori della volatilità:

  • volatilità assoluta
  • rapporto volatilità
  • choppiness

Per una dimostrazione pratica, osserviamo ad esempio i tassi di cambio euro/dollaro aggiornati all’ultima seduta.

Il primo indice rappresenta un livello di volatilità assoluta: troppo influenzato dalle variazioni del lungo periodo e quindi risposta lenta alle variazioni del ciclo. Questo indicatore non è efficiente quando si analizzano cicli con forma irregolare, ossia caratterizzata da oscillazioni di tipo casuale o da fasi statiche/poco variabili troppo costanti.

Il secondo, invece, è un indice relativo e pertanto già molto più efficiente del primo: quando il livello supera lo 0.5 siamo in un periodo di crescente volatilità ed è possibile presumere una prossima inversione del ciclo. Il rapporto volatilità è basso in fasi di trend costante e in fase di staticità del ciclo.

Il terzo indice rappresenta una misura che è preferibile associare sempre al rapporto appena esposto, poiché è desumibile che in condizioni di coerenza tra i risultati di questi due indici determini l’affidabilità delle ipotesi. Dal livello 40 in su ci troviamo in fase di volatilità del ciclo.

Volendo applicare tali nozioni teoriche al grafico sopra esposto potremmo azzardare una previsione: dati i livelli bassi dei tre indici di volatilità utilizzati, difficilmente ci allontaneremo dal rapporto 1.23 registrato dall’ultima chiusura.

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