Il tetto del 3% nel rapporto deficit-Pil e le sue incongruenze

(ANSA) – BRUXELLES, 21 NOV – Se alcuni Paesi sforassero il tetto del 3% nel rapporto deficit-Pil in maniera consistente, Bruxelles non esitera’ ad intervenire. Cosi’ la portavoce del commissario Ue agli affari monetari Almunia, ha ribadito il concetto piu’ volte espresso dalla Commissione Ue: il Patto di stabilita’ non e’ sospeso, ‘ma in circostanze eccezionali’ puo’ essere interpretato in maniera piu’ flessibile’. Ma in caso di sforamento eccessivo, Bruxelles non esitera’ ad aprire delle procedure di infrazione.

Questa notizia ci da la possibilità di sottolineare come i patti di stabilità siano nati male e dunque sono strumenti poco adatti ad una economia moderna. Perché?

Il rapporto deficit-PIL poteva essere uno dei fattori di controllo dell’equilibrio economico di un paese, ma da solo, diventa uno strumento poco efficace perché il problema essenziale è il modo con cui si mantiene inalterato questo rapporto.

Nello specifico l’Italia è rientrata in questi parametri grazie ad un ‘trucco’ cioè il gettito dovuto ad una tassa costruita ad hoc. Questo dimostra come si sia avuto un extragettito una tantum che però non può avere avuto riscontro negli anni successivi.

Il problema del controllo dell’economia di un paese (figuriamoci di un continente) deve essere ricondotto ai problemi strutturali ed al rapporto tra spesa e investimenti, in funzione dei servizi e della qualità della vita conseguente.

Non può essere un controllo del bilancio a dire se l’economia di un paese sta bene, e per questo che continuamente ci si affanna a dire che i limiti sono flessibili, che bisogna capire i momenti economici, ma la verità è che lo strumento di controllo non è adeguato e questo non permette lo sviluppo di una tendenza complessiva al miglioramento delle condizioni economiche globali.

Leave a Reply